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L’anticipo dei riti della Settimana santa grottagliese si può osservare (analogamente a quanto avviene anche in altri luoghi) con  la Processione della Desolata che tradizionalmente viene curata dalla Confraternita del Nome di Gesù. Questo pio sodalizio, inizialmente istituito presso la chiesa del Carmine, nel 1624 venne aggregato alla Chiesa Collegiata dove aveva la cura della cappella del Crocifisso. Successivamente si costruì un piccolo oratorio in piazza vicino a quello del Rosario, sotto il titolo della Natività della Vergine e si resse con regole dettate dai padri Domenicani. L’arcivescovo di Taranto Tommaso Caracciolo confermò questa erezione nel 1644. In forza della comunicazione spirituale con la Confraternita del Nome di Gesù eretta nella chiesa di S. Maria sopra la Minerva di Roma, godeva di molte indulgenze previste dalla bolla “Cum certas” di Paolo V del 31 ottobre 1606. Era tenuta a solennizzare la festa della Circoncisione, a prendere parte alle varie processioni, alle Quarantore nella domenica di Passione; a fornire la dote ad alcune ragazze povere, e a molte altre azioni di pietà, come la celebrazione di messe, uffici divini e opere di misericordia spirituali e materiali. I confratelli, che vestono il saio con mozzetta rossa, dovevano recarsi nell’oratorio nei giorni di venerdì, al tramonto del sole, e nelle domeniche e nelle feste durante l’anno; frequentare spesso i Sacramenti; fare l’elemosina e compiere altri doveri del genere, secondo le regole prescritte. Nel 1873, a seguito dell’abbattimento dell’antico oratorio in piazza, la confraternita passò dapprima nella chiesa dello Spirito Santo e poi, dal 1939, in quella della Madonna del Lume.

Questo piccolo gioiello di devozione e di arte è sito in pieno centro storico, nello spazio urbano compreso tra l’omonimo arco e la via S. Francesco De Geronimo. Conosciuta anche col titolo di S. Mattia o “La Comunità”, essa apparteneva all’antica Congregazione dei Chierici di S.Gaetano fondata nel 1641 dall’arcivescovo di Taranto, il teatino Mons. Tommaso Caracciolo, con lo scopo di elevare l’educazione spirituale, morale e culturale dei Grottagliesi. In questa Chiesa S. Francesco De Geronimo ebbe i primi rudimenti culturali ed i sani principi di educazione religiosa.

La costruzione originaria appartiene alla prima metà del secolo XVII. Sciolta la “Comunità”, nel 1755 il canonico Giambattista Monaco fece demolire l’antica chiesa ricostruendola nelle forme attuali col titolo della Madonna del Lume. La facciata è semplice, con il portale timpanato, sormontato da una sorta di finestrone atipico a forma di specchiera e dai lineamenti a bulbo. Ai due lati dell’unico portone d’entrata vi sono due nicchie nelle quali sono situati due mezzi busti raffiguranti S. Gaetano a sinistra e S. Andrea Avellino a destra. L’interno è composto da una sola navata ai lati della quale si aprono con arco a tutto sesto tre cappelle a sinistra e tre cappelle a destra, sopraelevate dal piano della chiesa da tre scalini e dedicate rispettivamente, entrando a destra, a S. Vincenzo Ferrer, a S. Gaetano da Thiene, fondatore dei Teatini, e all’Arcangelo Raffaele col giovane Tobia; ed entrando a sinistra, a S.Pasquale Baylon, a S. Maria del Pozzo e a S. Andrea Avellino. Nella pala d’altare è rappresentata la Madonna del Lume: la Vergine Santa, con il Cristo Bambino in braccio ed in atto di salvare anime da un mostro infernale, è attorniata da angeli poggiati su nuvolette e due di essi recano una corona. Il piccolo tempio è riccamente decorato con stucchi, fregi e motivi tardo barocchi (II metà sec. XVIII). Alcune tele vengono tradizionalmente attribuite al pittore grottagliese Nicola Coviello (metà sec. XVIII).

Nel retro dell’altare maggiore si può osservare, scolpito in pietra, un interessante bassorilievo colorato raffi gurante Cristo Morto di ignoto scultore locale, risalente probabilmente ai primi anni del secolo XVII.

La statua della Desolata che viene portata in processione nel Venerdì di Passione è opera in cartapesta dei primi anni del Novecento. Essa, come scrive D. Cosimo Occhibianco,  è “tutta vestita di nero, col mantello anche esso nero, con righello dorato ai bordi. Un pugnale in metallo le trafigge il petto. Le mani stringono un fazzoletto bianco in seta con orli ricamati. II volto delicato e di fattura raffinata, rivolto al cielo esprime un intenso dolore; ha l’aureola a raggiera. La statua da sempre viene usata nel Venerdi di Passione, come un vero inizio della Settimana Santa. Anticamente. quando nella Chiesa Madre veniva predicata tutta la Quaresima, questa statua portata in processione dalla Congrega del SS. Nome di Gesù chiudeva il suo itinerario bussando alla porta centrale; era quella una buona occasione per infervorare sempre più i fedeli all’amore della Vergine Addolorata, e muoverli a compassione e disporli meglio alla Santa Pasqua”.

La Processione della Desolata si tiene quindi il Venerdì di Passione, ossia il Venerdì precedente la Domenica delle Palme. Nel pomeriggio, dalla Chiesa Matrice nella quale precedentemente viene traslata, esce la statua della Vergine e percorre l’antico centro e parte del paese nuovo. Vi partecipano i confratelli rivestiti col saio, bordone e mozzetta rossa, le consorelle e i devoti. Nella circostanza il coro esegue i tradizionali canti della Passione di Gesù, dei quali, alcuni sono gli stessi che il coro del confraternita del Purgatorio canta durante la processione dei Misteri del Venerdì Santo.